Il mio romanzo in sei puntate: Mediterraneo 2020 (3/6)
APRILE 2015
“Tuo padre cosa ti ha detto?”
“Niente. Solo che non capisce perché dobbiamo soffrire così tanto per avere un lavoro.”
“E tu gli hai chiarito le idee?”
“Certo. Gli ho detto: papà, è perché tu e quelli della tua generazione, con i vostri privilegi, ci avete rubato il nostro futuro.”
“E lui?”
“Lui ha detto che è colpa dei politici come Craxi che si sono rubati tutto. Il che non è completamente falso, si capisce, ma…”
“…ma è solo una parte della verità.”
Vittoria, pensando all’agrodolce delle sue ultime novità lavorative, si fece pensierosa, poi sorridendo a mezza bocca disse a Liliana: “Non so perché, ma mi viene in mente quella scena di American Hustle.”
“Quale?”
“Quella in cui Jennifer Lawrence dice ad Amy Adams: Sai, a volte nella vita tutto quello che hai davanti sono solo delle fottutissime scelte velenose.”
“Ah, ho capito! La scena ambientata in un bagno, che finisce con il bacio sulla bocca di Jennifer ad Amy.”
“Proprio quella.”
Liliana prese la mano di Vittoria. “Ce ne andiamo a camminare sulla spiaggia?”
Erano passate da poco le 11 di sera. Le due amiche avevano appena finito di cenare insieme, gustando ricci e altri frutti di mare innaffiati con Donnafugata. La mezzaluna era alta sopra il mare placido di Mondello, la temperatura molto gradevole.
“Poi devi vedere mio fratello!” continuò Vittoria.
“Sempre senza un lavoro?” chiese Liliana.
“Sempre. Lui si illude di trovare un posto pubblico, come quello di mio padre. Non è capace di adattarsi al mondo. D’altra parte, i miei continuano a mantenerlo a 33 anni. Per me sarebbe intollerabile restare a carico dei genitori così a lungo. Piuttosto, mi metterei a fare la buttana.”
Liliana sbottò in una risata, poi si fece seria.
“Ne saresti capace?”
“Non so. Mi sono sempre piaciuta, e non mi sono mai frenata nel piacere agli altri. Ma monetizzare professionalmente il mio corpo no, non credo. Ora sono felice di essere finalmente entrata in uno studio di architettura con un contratto in regola. Dopo tanti anni di precariato, me lo merito” rispose Vittoria.
Liliana restò in silenzio. Aveva sempre stimato Vittoria come una persona adulta e solida, ma negli ultimi giorni era rimasta affascinata dai percorsi mentali senza inibizioni della sua amica.
“Mi piaci perché non ti poni dei limiti” disse a Vittoria.
“Anche tu non scherzi.”
“Io non faccio altro che assecondare la mia anima, che è libera.…” continuò Liliana.
“…di godere del corpo che hai, vero?”
A Vittoria questa associazione della libertà del corpo di Liliana a quella della sua anima venne fuori quasi inconsapevolmente. Sentiva che in quel momento la sua stessa fisicità stava prendendo una direzione nuova e inesplorata.
“Certamente” rispose Liliana. “Il mio corpo segue ciò che vuole la mia anima.”
“E…e ora cosa vuole la tua anima?” chiese Vittoria fermandosi e girandosi verso Liliana.
Per qualche secondo interminabile i loro corpi restarono come immobili, sospesi. Poi, Vittoria, a sorpresa, abbracciò l’amica e le mise la lingua in bocca.
Le loro labbra e le loro mani presero a esplorarsi con passione nel buio della spiaggia. Liliana, con il battito a mille, disse: “Perché hai aspettato così tanto? Non te ne eri accorta?”
“Che ti piacevo? Sì che me ne ero accorta; ma…”
“Ma avevi paura…”
“Nooo…È che… ” balbettò Vittoria.
“…è che con una donna tu non ci sei mai stata” completò Liliana.
“È vero, ma invece tu… tu perché hai aspettato che fossi io a prendere l’iniziativa?”
“L’avevo capito da come mi guardavi, ma non volevo forzarti…”
Se ne andarono a casa di Liliana. E fecero l’amore tutta la notte.
DICEMBRE 2015
A Sgobbate la strada principale era illuminata per il Natale.
“Non me la sentivo di passare le feste senza di voi” disse Federico Cavallari, detto Cavallo, alla moglie Anna, guardando le luci fuori dalla finestra.
“Non dire balle. Sta’ zitto piuttosto” lo apostrofò Anna.
“I ragazzi saranno contenti.”
“Per fortuna i ragazzi hanno capito chi è loro padre.”
“Sì, ho le mie colpe, però…”
“Però niente: ti ho detto di stare zitto.”
“In questi mesi non vi ho fatto mancare nulla, anche se non c’ero.”
“Ah, grazie. I figli sono solo miei?”
“Mi spiace per quello che ha detto la gente in giro di me, di te.”
“Guarda, non me ne frega un cazzo di quello che pensa la gente. Per me conta la verità.”
“Dai, possiamo ricominciare.”
“Non lo so, vedremo.”
“Vedo che è difficile parlare con te - tagliò corto Cavallo - Vado a dormire di là sul divano. Domattina alle 6 passa a prendermi Attilio, dobbiamo andare a un cantiere a Milano.”
“Bravo, vai a dormire sul divano. Anche domani e dopodomani. Buona notte.”
“Buona notte.”
Cavallo si coricò inquieto. Una domanda lo perseguitava: quanto tempo può durare l’espiazione di un tradimento?
AGOSTO 2016
Il Boeing 747 della Lufthansa era appena decollato da Rio de Janeiro, destinazione Francoforte.
Joachim, seduto vicino al finestrino, guardava l’oceano mentre l’aereo prendeva quota, fino a quando perse di vista il riferimento della costa. Ripensò alla gara di qualche giorno prima, che lo aveva visto deludente protagonista in quelle stesse acque.
“Che piani hai adesso?” gli chiese il suo compagno di squadra Gerd, seduto vicino a lui.
“Vacanze, innanzitutto. Poi si vedrà.”
“Anche per me.”
“Tu hai ancora almeno cinque o sei anni di carriera, sicuramente riuscirai a entrare nella squadra nelle prossime Olimpiadi. Il tuo futuro mi pare molto più prevedibile del mio.”
“Vedremo, superare la selezione sarà sempre molto difficile, Joachim.”
“Io ho chiuso con le gare importanti. Dopo due Olimpiadi fallite, è tempo che io mi dedichi ad altro.”
“Joachim, ci sono altre competizioni in cui potrai rifarti. Gare in cui sei arrivato regolarmente sul podio, se non ricordo male.”
“Sì, ma noi non siamo calciatori. La gente si ricorda di noi solamente alle Olimpiadi. Se vinci una medaglia, ovviamente. Io per due volte ci ho provato, a sentire gli altri ne avevo la possibilità, e ho fallito. Ho perso l’occasione per diventare qualcuno in Germania.”
“Il windsurf è quello sport in cui ogni atleta gareggia con una tavola e una vela, e alla fine vince sempre un olandese!” filosofeggiò Gerd riferendosi alla nazionalità del vincitore della medaglia d’oro a Londra 2012 e Rio 2016.
“L’olandese si è dimostrato più forte. Io ho già 31 anni, lascio ad altri l’incarico di batterlo alla prossima Olimpiade. Per il 2020 spero di essermi costruito una vita alternativa a quella che ho fatto negli ultimi 12 anni. E di guardare le Olimpiadi di Tokyo in tv con una weissbier ghiacciata in mano!”
“A che vita alternativa pensi?”
“Al di là della possibilità di continuare a gareggiare in giro per il mondo senza troppo stress, io credo che noi surfisti abbiamo una grossa opportunità, Gerd.”
“Quale?”
“Possiamo vivere in qualunque posto ci siano mare e vento, e mantenerci grazie al windsurf e al kitesurf, al kitefoil e alle prossime diavolerie che verranno inventate. Allievi entusiasti e sponsorizzazioni non ci mancheranno nei prossimi anni. E poi possiamo sviluppare un turismo specializzato, con resorts e perfino tour operators dedicati ai surfers.”
“Sono d’accordo.”
“In sostanza, possiamo evitare di finire in rovina grazie agli ex-giovani che spendono molto per sentirsi ancora giovani!”
Gerd e Joachim risero pensando ai loro tipici allievi e clienti: 40, 50 ma anche 60enni che vogliono vivere nel vento per vincere l’angoscia dell’invecchiamento.
“E, male che vada, come dice il nostro idolo Robby Naish, noi windsurfers siamo gente che prima si alza alla mattina, e poi decide cosa fare della propria giornata” aggiunse Gerd facendo nuovamente sorridere Joachim.
“Dove andrai in vacanza Joachim? Hai già deciso?”
“In un’isola greca in cui non sono mai stato. Si chiama Allagi. Che in greco vuol dire cambiamento.”
MARZO 2018
“Che senso ha per noi restare a Roma?”
“Ne ha ancora. Per stare vicini ad Apollonia, per esempio.”
“Ludovica, non so a te, ma a me risulta che Apollonia l’anno prossimo si laurei in Medicina, e passi più notti dal fidanzato che da noi. E mi risulta che abbia già deciso specializzarsi all’estero. Quanto a Tommaso, mi risulta non abiti con noi da quando è andato a lavorare a San Paolo. Stiamo parlando di otto mesi fa…..”
“Non so Massimo, io capisco la tua situazione...”
“….la nostra situazione Ludovica. Io sono più o meno disoccupato da tre anni, cioè da quando mi ha licenziato la Crony. Tu lo sarai da domani, quando avrai firmato le tue dimissioni più o meno incentivate.”
“Sì, lo so, solo che vorrei fare ancora dei tentativi per ricominciare a scrivere da qualche parte. Magari fare delle collaborazioni con delle testate online.”
“Quelle che pagano 5 o 6 euro a pezzo?”
Ludovica si sdraiò sul divano e si asciugò una lacrima.
“Non so fare altro che la giornalista. Che è un lavoro ora vale zero o giù di lì, Tranne poche eccezioni di colleghi che si sono saldamente agganciati al potere politico-economico.”
“E il mio lavoro quanto vale allora? In tre anni di colloqui, di suppliche agli head hunters, e di centinaia di curricula mandati in giro quanto ho raccolto? Ero un dirigente di una multinazionale, poi mi sono adattato a qualunque ruolo, grado e paga. Un cazzo ho raccolto! Mi sono rotto i coglioni di bussare alle porte e non avere nessuna risposta o - peggio ancora - di essere preso per il culo!”
“Ma cazzo Massimo, come facciamo a vivere senza lavorare, e dove andiamo?”
“Ludo, ti ho già fatto vedere i conti: vendiamo questa casa a qualcuno che vuole inseguire il successo al posto nostro, e per nostra fortuna sembra che ce ne siano ancora tanti. Sommiamo le nostre liquidazioni di fine rapporto. Avremo quanto ci basta per vivere di rendita nei prossimi anni. E ci avanzeranno dei soldi per quando saremo in pensione. Certo, a condizione di andare ad abitare in una zona low-cost del Mediterraneo.”
“Ma dove? Cos’hai in mente?”
“Facciamo così. Stiliamo un elenco dei posti dove siamo stati in vacanza in questi ultimi anni in Portogallo, Spagna, Grecia, Italia. Quelli dove ogni volta dicevamo, un po’ troppo ingenuamente: Pensa come sarebbe bello vivere qui. Escludiamo quelli che non soddisfano certi requisiti minimi. E poi facciamo una estrazione a sorte tra quelli che restano. Se dopo qualche mese non ci piace, cambiamo.”
Ludovica sospirò.
“Però, però…. io non so cosa fare senza lavorare.”
“Certo, se restassimo qui a Roma capirei il tuo disagio. Che è lo stesso che ho provato io in questi anni. Ma se ci trasferissimo in un luogo dove lavorare non è una condizione legata al nostro status? Uno di quei posti dove la prima cosa che la gente vuole sapere di te non è cosa fai nella vita?”
“Sì Massimo, mi chiedo quale sarà la gente di cui ci troveremmo circondati in questa ipotetica località low-cost in cui dovremmo trasferirci in base al tuo piano.”
“Non sarà gente peggiore di quella di cui ci siamo circondati fino all’altro ieri, poi magicamente sparita a mano a mano che abbiamo perso i nostri ruoli professionali e sociali”.
“Vabbè Massimo, pensiamoci. Dopotutto io potrei scrivere a distanza, anche gratis. Soprattutto potrei scrivere quello che so e che penso, cosa che non ho potuto fare negli ultimi anni al giornale.”
Massimo si sedette sul divano vicino a lei e la abbracciò.
“Ah, te la ricordi Sveva?” domandò Ludovica.
“Sì, la tua cara amica dei tempi che furono.”
“Pensa che oggi l’ho incontrata mentre uscivo dalla palestra. Stava parlando al telefono, mi ha salutato di fretta e mi ha detto che dobbiamo vederci assolutamente. Poi ha tirato dritto.”
AGOSTO 2019
“Ah, Attilio, prima che tu vada stasera dobbiamo discutere di una cosa.”
“Dimmi Matteo.”
“Mi ha chiamato l’ingegner Mozzati. Sai quello che era responsabile immobiliare del Credito Orobico e che ci ha fatto lavorare per anni sugli impianti della banca?”
“Sì, me lo ricordo bene.”
“Adesso è in pensione ed ha firmato il progetto per la costruzione di un resort in Grecia, in un’isola che si chiama Allagi.”
“Quindi?”
“Quindi ha bisogno di una squadra di elettricisti laggiù per l’inizio dell’anno prossimo. Niente di particolarmente complicato per noi, solo che prima di allora, diciamo nelle prossime settimane, dobbiamo condividere il progetto con lui e con il committente e fare il cronoprogramma. Come ti sembra?”
“Beh, dobbiamo fare le solite verifiche, Matteo. Chi è il committente?”
“Un milanese un po’ strano che si è trasferito là da parecchi anni, che non si capisce bene come abbia fatto i soldi.”
“Ah, andiamo bene!”
“Però Mozzati mette la sua parola sul personaggio.”
“Va bene, incontriamolo. Quanto durerà la trasferta secondo te?”
“Dieci giorni, massimo due settimane e poi tornate qui a Sgobbate.”
SETTEMBRE 2019
Marco era atterrato ad Allagi nel tardo pomeriggio, e il Trafficone l’aveva portato subito a vedere il cantiere del nuovo resort, mostrandogli la suite che era più avanti nei lavori.
“Qui c’è il terrazzo con la piscina.”
“Che lussuria!”
“Ovviamente c’è la piscina in ognuna delle 20 suites.”
“E qui la camera da letto che dà sul terrazzo, con il suo bagno. Di qua la sala, con angolo cucina e l’altro bagno.”
“Perché l’angolo cucina?”
“Perché altrimenti non mi davano la “S” dopo la quarta stella. Tieni conto che qui ad Allagi nessun resort ha 5 stelle, questo dovrà essere almeno una spanna sopra gli altri… oddio, se ti guardi in giro non è che ci voglia molto. Dai un’occhiata alle piastrelle che ho scelto, sono italiane, di Spilambergo. Roba che nemmeno nei musei… E i materiali per i bagni vengono da Brescia. E questi lavori diciamo di fino, come le piastrelle, i sanitari e le rubinetterie, gli impianti elettrici, verranno a farli nei mesi prossimi squadre di operai specializzati dall’Italia.”
“Hai deciso come lo chiamerai?”
“Avevo pensato a una roba da poveri, tipo Allagi Luxury Suites. Ma poi mi sono detto: cosa voglio lasciare alla storia di Allagi? Deve essere qualcosa di molto legato a me. E così ho deciso: si chiamerà Eleftheria, che in greco vuol dire libertà.”
“Mi piace. Anche perché ad Allagi ci sta molto bene. Non c’è libertà senza cambiamento. E viceversa.”
“Vedi che io e te ci capiamo sempre al volo.”
“Quando prevedi di finire tutto?”
“Aprile 2020, pronti per la prossima stagione. Sto pensando a una grande inaugurazione, di fare venire qui la gente noleggiando jet privati per l’occasione.”
“Non vedo l’ora.”
“E chi t’ha detto che ti inviterò?....Ma dai, sto scherzando! Conto su di te e anticipalo anche al Gianni.”
“Che sta fatturando come un cane. L’ultima volta che l’ho sentito mi ha detto che ha aperto il quarto studio.”
“Grande il nostro Gianni. Figa e fatturato all’ennesima potenza.”
Marco scoppiò a ridere. “Beh, facendo il ginecologo, chi meglio di lui?”
Anche quel giorno il meltemi batteva senza pietà Allagi. Il Trafficone, rientrando con Marco nella villa adiacente il resort, si strinse meglio la vestaglia con la quale passava la maggior parte della giornata. “Cazzo, sotto sono senza mutande. Oh non che mi freghi qualcosa per te, ma qui gira la moglie di Jozefi l’albanese, che fa le pulizie. Roba pericolosissima.”
“Con Jozefi come va?” chiese Marco accomodandosi nel patio.
“Bene, ha lasciato perdere certe brutte abitudini come andare a bere raki tutte le sere giù al porto. Poi ho deciso di spostarlo sul cantiere, promettendogli un premio a chiusura lavori. Qui in villa come factotum ho preso suo fratello Alberto.”
Il Trafficone dopo essersi aperto una birra tirò un respiro profondo.
“Vedi Marco, mi pare di essere a una svolta nella mia vita. Il cantiere mi sta portando via molto tempo, energie e soldi, ma finalmente per la prima volta ho la sensazione di portare a termine un progetto importante.”
“Beh, non è che tu fino a oggi non abbia combinato un cazzo.”
“Sì, ma mi mancava il progetto, e qualcosa per cui essere ricordato che non fossero le donne che ho avuto, o quelle che avrei voluto avere e non mi hanno cagato nemmeno di striscio. O i soldi che ho fatto. A differenza di te, io non ho creato una impresa, sia pure piccola, che esporta prodotti italiani di qualità in tutto il mondo. A differenza di te, io non ho mai creato una famiglia, perché non l’ho voluta.”
“Ti bastava quella di provenienza.”
“Esatto, mi è bastata mia madre con le sue manie per la morigeratezza e – come si dice in inglese? - l’understatement, per il non dire quello che si pensa e che si vuole, perché le cose nella vita devono andare molto probabilmente male. Come sai una madre che, con mio padre per lo più assente, ha creato dei figli, me compreso diciamolo, mica tanto normali.”
“Vabbè dai però a militare ci siamo divertiti ugualmente io te e il Gianni.”
“Cazzo se ci siamo divertiti. Non c’era tempo di pensare ai nostri problemi. Tu del secondo scaglione ‘86 che cercavi di tenere a bada noi giovani del quinto….”
“…talmente a bada che dirigevo il tiro dei gavettoni che facevate a quelli del settimo dalle finestre del comando…”
“Sì, e ti ricordi il maresciallo Dante, che stritolando la sigaretta perennemente a penzoloni tra le labbra dopo averci scoperto ci diceva: Io a voi vi devo fare non uno bensì due, anzi tre, ma che dico? Quattro cazziatoni!”
Ridere come se non ci fosse un domani. Andava sempre a finire così quando rievocavano l’anno del militare.
OTTOBRE 2019
“Cazzo Alberto, come te lo devo dire? LA SALSA NON VA COTTA PER QUATTRO ORE!”
Alberto guardava Trafficone che lo rimproverava sulla metodologia di produzione della salsa di pomodoro che aveva applicato.
“Io avevo imparato che….” cercò di abbozzare Alberto, ma senza riuscire a finire la sua frase.
“…tu avevi imparato alla vecchia scuola dove andava anche mia nonna! Adesso non si fa più così. Basta scaldare il pomodoro per 15-20 minuti per separare l’acqua superflua, che si lascia nella pentola. Poi passi la polpa nell’estrattore che scarta bucce e semi, e la porti a bollore. Dopo la metti nei vasetti e li fai bollire a bagnomaria mezz’ora. Basta, finito.”
In quel mentre suonò il telefono. Trafficone, vedendo il nome di chi lo cercava, rispose. Altrimenti avrebbe continuato a discutere di salsa di pomodoro con Alberto.
“Dottor Immerito, mi fa piacere sentirla - rispose mentre invitava Alberto ad andare a prendere altri pomodori per fare la salsa a modo mio - Sono un po’ incazzato con lei, anzi direi molto incazzato.”
“Mi dica, dottore.”
“Le ho già detto che non sono dottore. Guardi, ieri ho fatto la videocall con il sedicesimo candidato che mi ha presentato.”
“Ebbene?”
“Ebbene anche questo appena ha saputo che si trattava di venire a fare il manager di un resort ad Allagi ha detto che non gli interessava!”
“Beh, vede, non è facile spostare dei professionisti che già lavorano in catene alberghiere affermate, con percorsi di carriera abbastanza prevedibili…”
“Dottor Immerito, abbiamo già discusso di questo. Io sono disposto come lei sa a riconoscere uno stipendio decisamente più alto a chi viene qua. Lei a oggi mi ha fatto conoscere un sacco di bravi – per carità – professionisti che vogliono stipendi più alti e una carriera sicura. Possibile che la vostra prestigiosa società di head hunting non riesca a trovare nessuno che capisca che lo stipendio più alto si ottiene a fronti di rischi maggiori?”
Il dottor Immerito fece passare qualche istante di silenzio, poi tentò una risposta.
“Guardi, la nostra società è nota soprattutto per la practice dedicata all’hospitality, quindi faremo ulteriori ricerche per trovarle il candidato giusto. Ho già coinvolto il nostro team leader di Londra, che ha più di 30 anni di esperienza in questo campo, proprio domani abbiamo schedulato con lui un meeting sul tema.”
“Guardi – replicò Trafficone mimando il dottor Immerito – anche questa storia del vostro mitico team leader l’ho già sentita. Solo che io, da vecchio trader, devo porre un limite alle perdite. Stop loss. Non posso perdere altro tempo. Io tra pochi mesi inauguro il mio resort. Sa cosa faccio? Compro uno spazio sul Financial Times e sul Wall Street Journal per pubblicare un annuncio. Un annuncio in cui cerco uomini e donne che non abbiano il culo di pietra. Proprio così. Devo solo trovare la traduzione giusta di culi di pietra in inglese. Anzi, l’annuncio sarà: cerco donne e uomini che non abbiano il culo di pietra.”
“Ehm…quindi mi sta dicendo che non ha più bisogno dei nostri servizi?”
“Bravo dottor Immerito. Ha indovinato!”
NOVEMBRE 2019
“Allagi? Sì, ne ho sentito parlare, ma non ci sono mai stata.”
“Ovvio. Non ho ancora conosciuto un greco che abbia visitato tutte le isole della Grecia.”
Trafficone aveva appena avviato la videocall con Danae, una candidata che aveva risposto all’annuncio pubblicato sul Financial Times e sul Wall Street Journal. Una 47enne ateniese che aveva lavorato come direttore in vari hotel in Grecia e all’estero. Sullo schermo del PC, si distinguevano bene i suoi capelli e occhi neri, la carnagione olivastra, una collana di perle e orecchini di brillanti, la posa rilassata e sorridente. Portata a intervenire diretta sul punto, senza segni di insicurezza. Nel complesso elegante, sicuramente attraente, pur nella difficoltà di un dialogo a distanza.
“Come fa a sapere così bene l’italiano?” chiese Trafficone.
“Mio padre mi ha fatto amare la lirica. La voce della nostra Maria Callas da noi era di casa. Poi, è ovvio, per lavoro ho dovuto imparare varie lingue. Oltre all’italiano, l’inglese, il francese e il tedesco. Adesso mi sto dedicando allo spagnolo.”
“Mi lasci capire” attaccò Trafficone. “Lei rispondendo al nostro annuncio - come dire? provocatorio - sembra disponibile a lasciare una posizione importante in una grande catena, tra l’altro con sede di lavoro ad Atene, la sua città. Come mai?”
“Sono io che le chiedo: perché si sorprende?”
“Beh, considerando la mentalità media dei suoi colleghi che ho conosciuto fino a oggi, mi sorprendo.”
“Allora mettiamola così. Le più importanti svolte della mia carriera sono avvenute quando ho preso dei rischi. Quando mi sono sbilanciata. A volte non sono state svolte del tutto positive in sé, ma rivedendole ad anni di distanza le considero delle tappe fondamentali della mia crescita. Qui ad Atene sto bene, ma mi ritrovo a fare le stesse cose che facevo agli inizi della mia carriera. L’unica emozione, se così si può chiamare, è stata quella di aver ospitato le delegazioni della UE, del Fondo Monetario e della BCE durante la crisi del 2015. Un momento di grande tensione, ma eccitante. La sensazione di fare parte della storia, nel bene e nel male. Poi sono ritornata all’ordinarietà.”
“Annoiata?”
“No, non ho il diritto di definirmi annoiata con quello che mi pagano! Ma per rispondere alla sua domanda: più che annoiata, mi definirei alla ricerca di un nuovo progetto. Posso permetterlo, sono libera da qualunque impegno. Come dicono a Napoli? Non tengo famiglia!”
“E cosa le piace del nostro progetto?”
“Il fatto di assumere l’incarico quando il resort non è ancora ultimato. Quando c’è da programmare tutta la campagna di marketing iniziale. Quando ci sono da assumere tutti quelli dello staff, a uno a uno. Quando c’è da relazionarsi con idraulici, piastrellisti, muratori. Elettricisti.”
“E non la spaventa venire a vivere in un’isola remota come Allagi?”
“No. Lo sa che il mio sogno è quello di diventare una delle poche greche che ha visitato tutte le isole della Grecia?”
FEBBRAIO 2020
“Da quanti anni fai questo lavoro?”
“28, ossia da quando avevo 21 anni.”
“Bravo, anch’io ho cominciato presto. A 20 anni ero già in una commissionaria di Borsa, dopo essermi diplomato, con una certa fatica, devo dire, in Ragioneria. Si chiamava MilanoFin, eravamo gli unici aperti fino alle 10 di sera per consentire ai clienti l’operatività a Wall Street.”
Il Trafficone aveva accolto Attilio e la sua squadra di elettricisti (Ferruccio, Cavallo, Sammy, Vincenzino, Giorgio) in una giornata di gran sole. Dall’aereo in avvicinamento avevano guardato con meraviglia le spiagge deserte che degradavano nel mare turchese. “E dalla commissionaria di Borsa come ha fatto ad arrivare in questo paradiso?”
“Attilio, diamoci del tu. Quanto alla tua domanda: mi ero stufato di stare a Milano, dove tra l’altro sono nato. E poi devo ringraziare chi ha inventato Internet, che non ricordo più come si chiamasse.”
“Cioè?”
“Io, mentre lavoravo, ho sempre fatto trading in Borsa con i miei soldi. Quando si è diffuso Internet alla fine degli anni 90 ho cominciato a farlo da casa. A quel punto, visto che ero pure solo come un cane, ho deciso di girare il mondo. E dopo un paio di anni di peregrinazioni, mi sono fermato qua.”
“Beh, non avendo famiglia è facile svoltare così” disse Cavallo, il più anziano del gruppo.
“Sì, è più facile. Però deve essere tanta la voglia di liberarsi di certe schiavitù, come quella di alzarsi presto la mattina, prendere la metropolitana, affrontare colleghi e capi teste di cazzo, lavorare tutto il giorno su sei monitor contemporaneamente dai quali ti allontanavi solamente per delle riunioni inutili, poi uscire dall’ufficio tardi la sera, andare in qualche ristorante alla moda con le solite facce e le solite storie da sentire, e tornare a casa devastati che non hai nemmeno la forza di lavarti i denti, figuriamoci di trombare l’amica di turno. Ma lo sai che certe sere quando uscivo dal portone dell’ufficio non mi ricordavo nemmeno se dovevo girare a destra o sinistra?”
“Allora capisco perché nei film si vede che in Borsa gira un sacco di cocaina” lo interruppe Cavallo.
“Scusa come hai detto che ti chiami? Cavallo? Ecco Cavallo, gira un sacco di cocaina in un sacco di mestieri, tra i medici, tra gli ingegneri, magari anche nel vostro per quanto ne so io. Però io – non perché voglia fare il moralista, vedete già da come mi vesto che non sono il tipo – l’ho provata ma non ne sono mai stato dipendente. O meglio: ho mollato tutto quando rischiavo di sentirne il bisogno.”
Ad Attilio in 28 anni di lavoro non era mai capitato di essere ricevuto da un committente in vestaglia, catena al collo e babbucce, e così poco diplomatico. Gli avevano riferito che si faceva chiamare Trafficone, e prima o poi voleva scoprirne le ragioni. Nell’attesa, essendo socio al 50% dell’azienda di elettrotecnica fondata da suo padre, aveva voluto fare tutte le verifiche possibili sulla sua solvibilità. “Tutto ok” gli avevano detto le altre ditte italiane che avevano già lavorato con lui. E poi aveva studiato il progetto del resort: molto bello e ambizioso, con materiali e tecnologie all’avanguardia, forse perfino esagerato per gli standard delle isole greche in cui gli era già capitato di lavorare.
*****
“Sono preoccupato” confessò Attilio ai ragazzi tornando dal cantiere il secondo giorno della missione. “Siamo partiti proprio mentre il coronavirus venuto dalla Cina ha attaccato il nostro paese, la nostra gente. Come cazzo ci sarà arrivato?”
Cavallo replicò: “Tranquillo, boss. Ieri hanno riaperto il nostro pronto soccorso, dopo che per qualche ora avevano deciso di chiuderlo per qualche contagio. Vuol dire che non c’era così pericolo. Secondo me, tempo qualche giorno sarà tutto dimenticato.”
Sammy condivise con gli altri un video che gli avevano girato su WhatsApp. Mostrava il sindaco di Sgobbate che, intervistato qualche ora prima, diceva che la situazione era tornata sotto controllo, e a differenza di quanto era già stato fatto per Codogno e Vo’ Euganeo, non c’era bisogno di alcuna zona rossa. “Le fabbriche e le altre attività economiche devono restare aperte, non bisogna creare falsi allarmi” fu la conclusione tranquillizzante del sindaco.
“Bravoooo!” Cavallo proruppe in un applauso.
“Vedi?” disse Cavallo ad Attilio. “Anche il sindaco ha detto che possiamo stare tranquilli. Chiudere le fabbriche comporterebbe un danno enorme, per un rischio che non c’è! Mòla mia!”
“Sei sicuro?”
La domanda di Attilio restò senza risposta.
Fine della terza puntata (di sei). Pubblicherò la prossima puntata il 16 agosto.


